Fine settimana, intenso, pieno di eventi per miobio;cominciando da sabato 27 dalle 20.00 fino a notte fonda, presenteremo Andrea Tirelli , vignaiolo autenticamente naturale con un dolcetto che spacca, a detta di molti, qua sotto descritto nel bell’articolo di Marco Arturi su www.officinaenoica.org :
Ci sono i bravi viticoltori, quelli capaci di tirare fuori il meglio dalla vigna, di interpretare e raccontare una zona attraverso i loro vini; ce ne sono altri (alle volte anche meno bravi, non è questo il punto) che vanno oltre, identificandosi con il territorio fino a diventarne paradigma. Andrea Tirelli è un caro amico – lo metto subito in chiaro, in modo che chi legge sappia che in quanto segue non c’è la minima pretesa di obiettività – ed è uno di loro. Vive e lavora in quella porzione dei colli tortonesi che anticipa la Val Curone, un paio di vallate collinari più in là rispetto alla Monleale di Walter Massa: un Piemonte periferico, per nulla avvezzo alle luci dei riflettori e sul quale quasi nessuno è disposto a scommettere quando si parla di vino. Qui la vigna ha un prezzo di mercato basso ma è sacrificio, è passione senza compromessi, specie quando sei un contadino/artigiano che fa tutto da solo. Per fare il vignaiolo qui, devi crederci davvero.
Andrea è arrivato una decina di anni fa, quando ha lasciato la collina torinese per cominciare a lavorare le vigne dello zio materno a Montale Celli, frazione di Costa Vescovato. A poche centinaia di metri dalla sua cantina c’è la straordinaria esperienza comunitaria di Valli Unite, a raccontare la possibilità di un sistema produttivo e relazionale diverso, di un paese migliore; poco più su la Castellania dove nacque Fausto Coppi, icona del coraggio e della fatica. Tirelli sta nel mezzo, fa da sé ma non è un individualista, lavora durissimo ma ritiene un privilegio passare il grosso della sua vita tra i filari. Nella sua storia non c’è niente di straordinario, tranne l’autenticità. Perfino la scelta naturale è stata fatta senza calcolo, senza enfasi: del resto, c’è forse un modo diverso di lavorare la vigna? Lo stesso vale per l’opzione biodinamica, arrivata quasi per caso seguendo il suggerimento di un amico agronomo. In vigna dolcetto, barbera, cortese, un po’ di croatina e del timorasso messo a dimora da poco (segnatevelo, che poi nessuno dica non me lo avevi detto). Il terreno è eterogeneo, strisce di argilla che si alternano a calcare. Nelle vigne di Andrea – pendenza leggera, esposizioni a mezzogiorno, altitudine sui 300 metri – guardi le piante e percepisci il benessere e l’armonia; annusi una manciata di terra e senti il bosco, un respiro selvaggio, la libertà.
Tutte cose che ritrovi nei vini, caratterizzati da una comunicatività diretta e da una generosità priva di mediazioni. Anche a costo di qualche durezza di troppo, come nel caso del Nibirù 2009, uno di quei dolcetti terragni ed essenziali che hanno il vizio di farsi attendere per poi magari regalare sorprese dopo qualche anno, quando l’esuberanza e la visceralità cederanno il passo a un’espressività più serena. Il Terrapura 2007, barbera in purezza, è figlio della stessa concezione e portatore della medesima espressione territoriale estranea al compromesso, ma trova nel legno – ancora da calibrare perfettamente – un argine efficace all’irruenza. L’acidità viva e il corredo minerale garantiscono un bello sviluppo e dotano il Terrapura di godibilità, versatilità e di una buona prospettiva evolutiva. IlBianco di Montale Muntà 2009, cortese con una piccola quota di favorita, è caratterizzato da una materia di valore, da un quadro olfattivo franco e di estrema gradevolezza – prato di montagna, origano selvatico, frutta bianca – e da una buona armonia tra calore e durezze. In bocca si impone energico e vibrante, con una diffusa sapidità a garantire una facilità di beva non sempre scontata in vini “di razza” come questo. Da provare con primi grassi e crostacei, è un bianco in grado di accompagnare senza difficoltà una grigliata di carne. Il rapporto qualità/prezzo di questi vini è da applausi, anche in relazione alla quantità limitata (settemilacinquecento bottiglie in tutto, circa duemilacinquecento per etichetta). I margini di miglioramento sono enormi: Andrea è una scommessa sicura.
Oltre la vigna e il vino rimane la storia di un ragazzo gentile e refrattario ai protagonismi, che frequenta le fiere di settore senza curarsi del gossip ma è sempre disposto a farsi un bicchiere e quattro risate tra amici. Un vignaiolo che ha fatto le sue scelte – biodinamico, naturale, critico – non per posa ma perché incapace di concepirne altre. Un cittadino che ha scelto la campagna, quella più periferica e defilata, perché al di là dell’ideologia non crede nel futuro di un sistema che vuole tutti consumatori seriali, omologati e acritici. Aprire la nuova stagione di Enodissidenze parlando di lui – che tra poche settimane diventerà padre – mi è sembrato giusto: come buon auspicio per un futuro prossimo che si preannuncia tutt’altro che facile, come atto di fiducia nei confronti di una viticoltura che a volte fatica ad essere autentica e coerente con sé stessa, come omaggio al valore irrinunciabile dell’amicizia.
Az. Agricola Tirelli Andrea
Frazione Montale Celli – Costa Vescovato (AL)
Domenica è invece la volta della festa del libero scambio, in via arbe 50, dalle 15.00 in poi incontreremo insieme ai GAS Roberto Bucci, produttore di pesche, pere, prugne faentine, musicologo romagnolo, allevatore di antiche razze avicole, e tanto altro.
